Mi è venuta l’influencer

 

COL CAMBIO DI STAGIONE, CAPITA SPESSO DI ESSERE VITTIME DI MALI STAGIONALI. MA QUESTA PROPRIO NON C’ERA DA ASPETTARSELA…

Dato il dilagante diffondersi di questo “virus”, abbiamo ritenuto opportuno affrontare questo tema caldo del web.

Quella dell’essere o del voler essere un influencer, (cioé una persona con un più o meno ampio seguito di pubblico) e che dunque viene pagato dalle aziende per pubblicizzare i prodotti, data la sua  audience, sta diventando una spasmodica ricerca da parte degli utenti di approvazione socio/virtuale.

Chi ne è affetto diventa un vero e proprio cacciatore di like, ed è disposto/a a tutto per ottenerli.

 

Che la dimensione privata per alcuni non esistesse veramente più non è un mistero; il selfie è l’ossessione compulsiva dei nostri tempi, e la caccia di like non guarda in faccia nessuno, nemmeno la nonna morente.

Il campo di battaglia prediletto degli aspiranti (o aspirati, come nelle sabbie mobili) influencer è senza ombra di dubbio Instagram, luogo virtuale che per sua natura bandisce il pudore, oltre che la dignità.
Non è un mistero, infatti, che l’habitat naturale dell’influencer sia costellato di cuoricini sulle sue foto al mare, in montagna, in ufficio, a casa, in bagno…

Questi rilucenti supereroi del visibile, pare abbiano il super potere di spingere gli utenti a comprare determinati prodotti piuttosto che altri, senza limite di categoria merceologica.
Da questo mestiere, perché di mestiere di tratta visto che porta via moltissimo tempo, ci si può guadagnare.
Ecco il resoconto del sito web dell’Economist:

Quel che è certo è che influencer non ci si diventa per caso, ma vi è dietro un vero e proprio lavoro sull’immagine e sui social network.  Quindi ancora una volta è dimostrato il teorema secondo cui successo sul web è uguale a professionalità. 
Ma guarda un po’…

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